sabato 19 gennaio 2008

Kenya troppo lontano per essere importante....


Ultimamente guardando i telegiornali, spulciando i giornali, ma anche navigando in rete, mi sono accorto di come la situazione Kenyana non venga affrontata.
I mezzi di comunicazione usuali (tg, quotidiani, radio) non accennano minimamente ai continui scontri che avvengono per le principali città Kenyote e alle centinaia di vittime che ci sono state fin'ora dallo spoglio dei seggi elettorali.

Parlano della vicenda come dei tanti scontri che avvengono nelle nazioni africane, giusto per riempire un buco di 4 minuti al Tg o di pag. 22 sul quotidiano.Anche in
rete ho trovato notizie frammentate.

Ho deciso quindi di fare un piccolo resoconto della situazione in Kenya dalle elezioni di fine anno ad ora...


Il 27 dicembre si sono tenute le elezioni presidenziali in Kenya. I candidati erano: Kibaki leader della "destra" e presidente uscente ed Odinga, esponete della "sinistra" favorito nei confronti dell'avversario.
Dopo lo spoglio, Kibaki ha raggiunto la maggioranza piena dei voti, anche se era dato nettamente come sfavorito.

Odinga ha accusato il proprio avversario di brogli elettorali. Le sue accuse hanno portato i suoi sostenitori a manifestare in piazza. Sostenuti anche dalla Società Internazionale, che non riconosce la maggioranza dei voti a Kibaki.

Come molti sanno le manifestazione in paesi non del tutto pacifici, sfociano molto spesso nel sangue. Il 2 gennaio erano già morte 250 persone tra dimostranti a favore di Odinga e la polizia incaricata da Kibaki, presidente ritornato in carica e con il "dovere di sedare" le rivolte.

Gli scontri hanno preso piede anche tra i sostenitori delle due fazioni politiche portando ad una vera e propria guerra civile ed etnica.

Ad oggi con la morte di otto persone nella notte, è salito a 30 il numero delle vittime negli ultimi tre giorni in Kenya, nel corso di manifestazioni indette dall'opposizione. Lo riferiscono fonti della polizia, ma chissà qual è il vero numero....

Il leader dell'opposizione Odinga ha fatto dichiarazioni "distensive", dicendo di voler portare la lotta del suo Movimento democratico Orange fuori dalle strade, usando altri canali, compresi colloqui con leader africani e boicottaggi economici.

Tutt'ora le strade di Nairobi, la capitale, sono pattugliate dalle forze dell'ordine, mentre nella città sud-occidentale di Narok i paramilitari controllano le strade dopo che centinaia di appartenenti alla tribù Kikuyu - sostenitrice del presidente Mwai Kibaki - si sono scontrati con membri della tribù Masai, filo-opposizione.

In venti giorni di proteste successive alle elezioni, vinte da Kibaki tra accuse di brogli sostenute anche dalla comunità internazionale, in Kenya sono morte circa 650 persone.

Quindi questo articolo vuole essere di un piccolo "reportage" per tutti coloro che fossero interessanti a sapere qualcosa di più della situazione del Kenya odierna; ma anche un accusa a tutti i mezzi di informazione comuni che si sono totalmente disinteressati della vicenda che nom sanno fare altro che parlare di Sarkozy e della Bruni...
Che schifo!! Ha ragione Grillo i giornalisti sono solo dei servitori!!

Ditemi voi se mi sbaglio??
Se credete, che non mi sbaglio fate un salto su Contact e su tutti i blog che hanno aderito a questo grande progetto, non ve ne pentirete, parola di Taz!!

mercoledì 16 gennaio 2008

La cultura gay vista on line


«La cultura gay online: il caso italiano» è il tema della tesi con cui Pasquale Quaranta, 24 anni, di origine salernitane, si è laureato a pieni voti in Scienze della comunicazione. 140 pagine che analizzano e cercano di comprendere in che modo internet permette alla comunità gay di diffondere la propria cultura. Una tesi a modo suo rivoluzionaria nel panorama universitario italiano. “E' una realtà work in progress, fatta di persone e progetti che valorizzano l'agire comunitario e la produzione cooperativa del sapere” dice lo stesso Quaranta.

In modo particolare il neolaureato si è soffermato sui siti di cultura omosessuale italiani.

«Nella carta stampata è facile trovare resistenze da parte degli editori, in Rete ognuno è editore di se stesso, come dimostrano molti gruppi auto-organizzati» dice lo stesso autore.

Ma internet comporta alcuni rischi: «Il più frequente - spiega Quaranta - è quello di strumentalizzare il portato della cultura gay. Penso ad esempio allo sfruttamento commerciale, mentre ci sono esperienze, come gay.it o gay.tv, che sono un esempio di coniugazione fra impresa e difesa dei diritti civili. A questo, bisogna fare attenzione: a non abdicare agli ideali della cultura gay per scopi meramente commerciali, che la Rete, ovviamente, favorisce».

Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna questo tipo di studi universitari e queste tesi di laurea sono attivi da anni. Da noi, nel nostro Paese invece gli Atenei sono, per così dire, “impermeabili” a studi sull'argomento: li si fanno rientrare solo negli studi di genere.

«Questa tesi – spiega ancora Quaranta - è un'indagine non quantitativa della realtà gay online ma un'analisi qualitativa dei siti di cultura gay generati dalla comunità omosessuale in lingua italiana.

Secondo alcuni gay, Internet è il paradiso dell'informazione; secondo altri il paradiso della pornografia, o il ritrovo di sessuomani o di pedofili. Al di là di questi semplici riduzionismi, ci chiederemo, da un lato, quali siano davvero i rischi e le opportunità della Rete per la comunità gay italiana e, dall'altro, in che modo - e attraverso quali siti Internet - la cultura gay sia generata ondine».

Il lavoro di ricerca del nostro neolaureato in Scienza della Comunicazione ha riguardato siti Internet quali Gay.it S.p.A. e Gay.tv «cercando di capire come si possano conciliare “impresa” e “impegno per i diritti civili”; commenteremo Gaynews.it a titolo di esempio per un'informazione militante».

A livello metodologico sono stati scelti quegli «spazi online che valorizzano l'agire comunitario e la produzione di conoscenza condivisa, pur nel rispetto dei differenti punti di vista» aggiunge ancora l'autore. Sono invece stati esclusi dal campo di indagine i siti pornografici, o nei quali comunque «l'esibizione del sesso e l'eccitazione sessuale dell'utente sia l'obiettivo del webmaster; - spiega ancora Quaranta – sono stati esclusi anche i siti anche d'arte che richiedano un adult check per l'accesso, a meno che le sezioni culturali siano al di fuori dell'area ad accesso limitato ai maggiorenni; non sono stati analizzati neanche i siti di puro e-commerce privi di qualunque contenuto rientrante nelle definizioni riportate sopra, a meno che non trattino prodotti culturali (libri, video, cd...) a tematica omosessuale; i siti gay personali, quelli di puro dibattito politico-partitico; i siti di associazioni gay, che non abbiano neppure una sezione dedicata alla cultura gay; o quelli di servizi per gruppi gay utilizzati per dare semplici comunicazione delle attività del circolo; i siti scritti interamente in una lingua diversa da quella italiana, o in cui la sezione di cultura gay non sia in lingua italiana».

Pasquale Quaranta, nella sua tesi di laurea, si è anche occupato del Progetto Omosessualità dell'enciclopedia libera online Wikipedia, del portale Culturagay.it, e del sito Omofonie.it per quanto riguarda la storia e le fonti del pensiero omosessuale.

L'indagine ha riguardato anche il motore di ricerca Google.it «cercando di capire – ci dice ancora il giovane neolaureato - come la comunità gay si rappresenta online e come essa è rappresentata, a sua volta, da un sito come laStampa.it nella cronaca di un Gay Pride nazionale».

Nell'appendice di questo interessante lavoro giornalisti, scrittori, ed esponenti della comunità gay italiana hanno esposto le loro opinioni sui siti da loro curati con contributi del tutto inediti.

testo tratto da Mega Chip

domenica 13 gennaio 2008

Contact il "Blog dei Blog" anche tu puoi farne parte...


Sta prendendo vita in questi giorni Contact. Il Blog dei Blog...

Contact è uno spazio web libero, cucito addosso ai blog che sono nati con l’intenzione di fare dell’articolo 21 della Costituzione la propria ragione d’essere. Libertà di parola, di opinione, di manifestazione. Questo è Contact.
Contact nasce in conseguenza ad una spiacevole crisi che ha infettato il giornalismo e l’informazione italiana, che non mette a nudo i mali del mondo e della società a vantaggio di notizie non certamente eccelse, e che molte volte viene manipolata e/o superficializzata con l'unica conseguenza, a nostro avviso, di rovinarla.
In pochissimi giorni hanno già aderito all'iniziativa ben 8 blog:
Credo molto in questo progetto, sono convito che siamo tutti stanchi di un informazione che non informa, di notizie buttate in prima pagina o in prima serata solo per fare audience (Sarkozy e la Bruni....) .
Mentre notizie che andrebbero esplorate dopo 2 giorni non hanno più "presa" (i rifiuti a Napoli) solo perchè lo decide l'auditel o l'editore...

Inivito quindi tutti a venire su
Contact e a visitare tutti i blog citati prima, baluardi di informazione libera ed alternativa, mentre per tutti coloro che possiedono un blog o un sito e vorrebbero far parte attivamente scrivano a diego-garcia@yahoogroups.com .

Un ringraziamento speciale va agli amici di Diego Garcia
i veri creatori di tutto questo, in particolarmodo ad Andrew, Mirco_Siri e Aquilarossa .
Ragazzi siete i migliori!!!


sabato 12 gennaio 2008

Wwoof Italia una bella associazione...


E' da diversi giorni che volevo postare qualcosa riguardo al WWOOF. Una associazione di volontariato presente in Italia da 4 anni che ha lo scopo di creare conoscenza e interesse verso uno stile di vita biologico e biodinamico.

Offre la possibilità di viaggiare in tutto il mondo in modo economico ed allo stesso tempo di dare un aiuto dove è richiesto e dove se ne presenta la necessità.

L'associazione WWOOF é iniziata nel Regno unito circa 29 anni fa. L'idea é partita da Sue Coppard (che all'epoca viveva a Londra), che voleva organizzare durante un week-end un soggiorno in fattorie biologiche in cambio del suo lavoro.
Quella che è diventata essenzialmente la politica del WWOOF.
Gradualmente sempre più persone sono state coinvolte grazie alla possibilità di avere una pausa in campagna; contemporaneamente un numero sempre maggiore fattorie hanno offerto un alloggio e il cibo in cambio di aiuto e di entusiasmo.
Da allora WWOOF é cresciuta moltissimo ed ora esiste in molti altri Paesi del mondo.

La lista italiana WWOOF include aziende agricole di piccole e medie dimensioni, biologiche e biodinamiche e alcuni soci vivono delle loro coltivazioni e vendono i loro prodotti, mentre altri vogliono solamente essere autosufficienti, o semplicemente coltivare i propri ortaggi biologici.

I soci WWOOF non si aspettano da te una vera conoscenza dei lavori agricoli al momento del tuo arrivo.
Ciò che si aspettano da te è la voglia di imparare e di lavorare duro e la tua capacità di adattarti al loro stile di vita.

Direi che non è niente male se si vuole andare in vacanza in mezzo al verde e non si hanno tanti soldi... Per tutti gli interessati c'è il sito di Wwoof.it

mercoledì 2 gennaio 2008

La televisione si arrende a internet...


L 2008? Passerà alla storia come l'anno del sorpasso: quello di Internet ai danni della televisione. È quel che sostiene l'ultima ricerca della School of Management del Politecnico di Milano e della Nielsen, secondo la quale il 54 per cento degli Italiani (27 milioni di individui dai 14 anni in su) ormai al piccolo schermo preferisce di gran lunga il web. Una rivoluzione, un vero e proprio tsunami, nel regno dei talk show e dei reality. L'indagine ha interessato tremila famiglie, settemila persone circa, un campione rappresentativo dell'intera popolazione. La scoperta più incredibile? La maggior parte di loro naviga in rete fra le otto e le 11 di sera, cioè durante la cosiddetta prima serata, così importante per i network televisivi.

Il dato è parzialmente confermato da un'altra recente indagine dalla European Interactive Advertising Association (Eiaa), condotta in dieci nazioni del Vecchio continente.

Anche in questo caso gli intervistati sono settemila - fra loro mille italiani - rappresentativi di 169 milioni di persone. Cosa è emerso? Che il World Wide Web ha conquistato molta più gente di quel che fosse lecito aspettarsi. In particolar modo l'82 percento dei giovani fra i 16 e i 24 anni, che ormai sulla rete passano la maggior parte del loro tempo libero. Lo scorso anno le cose non erano per niente andate così. Sempre secondo l'Eiaa, che raccoglie fra gli altri colossi del calibro di Yahoo, Microsoft, Aol, Tiscali, il sorpasso sta avvenendo solo adesso.

Internet batte la televisione quindi, soprattutto fra le giovani generazioni. Ma stando a Giuliano Noci, a capo del team di ricerca del Politecnico, c'è molto di più. "Tutti pensano che il World Wide Web possa soppiantare il piccolo schermo solo fra gli adolescenti, quelli magari che abitano nelle grandi città - spiega - È falso, almeno in Italia. Ha presente la famosa casalinga di Voghera? Ebbene, oggi è lei che naviga di sera. Ed è questo il dato più eclatante della ricerca". In pratica Internet sta seducendo persone di tutte le età che vivono tanto nei centri urbani quanto nei paesi o nelle campagne. Il 54 per cento degli italiani, appunto. Solo i restanti, il 46 per cento, continuano a fruire la televisione come in passato.

Lo scenario è suggestivo. Ma non tutti gli osservatori lo condividono. C'è chi sostiene che siamo davanti a una tendenza a lungo termine più che a una devastante onda anomala. Se l'Eiaa conferma, ad esempio, che proprio in Italia c'è una delle più alte concentrazioni di "grandi utilizzatori" di Internet (coloro che on line passano almeno 16 ore la settimana), la Commissione Europea argomenta invece che il tasso di penetrazione della banda larga nel nostro paese è inferiore alla media comunitaria. Il che, se non è in plateale contraddizione con l'assunto dell'Eiaa, è certo un dato discrepante. "Bisogna essere pragmatici", avverte Layla Pavone, presidente della Interactive Advertising Bureau (l'associazione che rappresenta i più importanti gruppi impegnati nel mercato della pubblicità digitale). "Non credo che la Rete sostituirà completamente la televisione, perché non credo che un mezzo di comunicazione possa essere soppiantato da un altro diverso. Al massimo convivono. È in atto però una trasformazione che da noi fa impressione perché, a differenza di altri Paesi, oltre il 50 per cento degli investimenti pubblicitari sono concentrati sulla Tv. Un business enorme. E c'è chi è abituato a vivere di rendita, a pensare che una situazione simile sia immutabile. Per questo lo spostamento del pubblico verso il Web è comunque rivoluzionario. Ma alla fine ciò non significa che la televisione sia destinata a morire: solo che oggi in termini di contenuti non ha davvero più nulla da offrire agli spettatori". Insomma, se la Tv sta davvero per soccombere, la colpa è anche sua.

testo tratto da Repubblica.it

E voi che ne pensate?? E' vero o soltanto l'ennesima bufala e nella realtà ci si fossilizza davanti al televisore 8 ore al giorno alla domenica??

domenica 23 dicembre 2007

Anna Politkovskaja “Woman of the Year”


Putin è stato eletto “Person of the Year” dal Time. Molti sono perplessi, ma non sanno che al secondo e al terzo posto si sono classificati lo Yeti e l’incredibile Hulk. Non c’era scelta e ha vinto a mani basse l’ex tenente colonnello del KGB. Esiste del resto un precedente. Nel 1939 il Time premiò Stalin, alleato dei nazisti.

L’ex seminarista che aveva occupato la Polonia per liberarla dai reazionari ufficiali polacchi con un proiettile nella nuca nelle
fosse di Katyn.L'anno prima il Time aveva indicato Adolf Hitler come uomo dell'anno...

Se il Time propone Putin, questo
blog premia come “Woman of the Year” Anna Politkovskaja, la giornalista uccisa a Mosca nell’ottobre del 2006.

Riporto il suo giudizio su Putin dal libro “La Russia di Putin” di Adelphi. “Putin – figlio del più nefasto tra i servizi segreti del paese – non ha saputo estirpare il tenente colonnello del KGB che vive in lui, e pertanto insiste nel voler raddrizzare i propri connazionali amanti della libertà.
E la soffoca, ogni forma di libertà, come ha sempre fatto nel corso della sua precedente professione …
Breznev è stato pessimo, Andropov sanguinario sotto una patina di democrazia, Cernienko un idiota. Gorbaciov non piaceva. Eltsin ogni tanto ci costringeva a farci il segno della croce per timore delle conseguenze delle sue decisioni. Colui che è stato una loro guardia del corpo, assegnato allo scaglione 25 con il compito di starsene impalato nel cordone di sicurezza quando il corteo di VIP sfrecciava oltre, proprio lui, Putin, incederà sul tappeto rosso della sala del Cremlino. Da padrone. Tra lo scintillio degli ori degli zar appena tirati a lucido, mentre la servitù sorriderà sottomessa e i suoi sodali – tutti ex pesci piccoli del KGB assurti a ruolo di grande importanza – gonfieranno il petto … Putin ha dimostrato più volte di non comprendere il concetto stesso di dibattito. E tanto meno quello di “dibattito politico”: chi sta sopra non discute con chi sta sotto, e se chi sta sotto si permette di farlo diventa un nemico. Se Putin si comporta in questo modo non lo fa perché è un tiranno o un despota congenito, ma perché così gli è stato insegnato. Queste sono le categorie che gli ha insegnato il KGB e che lui stesso ritiene ideali, come ha più volte dichiarato … Per questo rifiuta i dibattiti pre-elettorali: non sono il suo ambiente, non è capace di parteciparvi, non sa reggere un dialogo. La sua arte è quella del monologo, il suo schema quello militare: da basso rango era costretto a non fiatare? Ora che sono in cima alla scala parlo, anzi monologo, e che gli altri fingano d’essere d'accordo con me.” Anna Politkovskaja

testo tratto dal blog di Beppe

venerdì 21 dicembre 2007

Pechino 2008: Olimpiadi e diritti umani in Cina


La Sezione Italiana di Amnesty International prende parte da mercoledì 5 dicembre alla campagna mondiale dell’associazione per chiedere alla Cina l’adozione e l’attuazione di riforme significative nel campo dei diritti umani, in occasione delle Olimpiadi di Pechino 2008.

Il principale obiettivo della campagna di Amnesty International è che la Cina onori l’impegno assunto di fronte al Comitato olimpico internazionale (Cio). Nell’aprile 2001, Kiu Jingmin, vicepresidente del Comitato promotore di Pechino 2008, affermò: “Assegnando a Pechino i Giochi, aiuterete lo sviluppo dei diritti umani”.

A otto mesi dall’inizio delle Olimpiadi e nonostante alcune riforme in tema di pena di morte e di maggiore libertà di stampa per i media internazionali, questo impegno appare lontano dall’essere rispettato.

In vista delle Olimpiadi, presentiamo al governo cinese quattro richieste fondamentali: adottare provvedimenti che riducano significativamente l’applicazione della pena di morte, come primo passo verso la sua completa abolizione; applicare tutte le forme di detenzione in accordo con le norme e gli standard internazionali sui diritti umani e introdurre misure che tutelino il diritto a un processo equo e prevengano la tortura; garantire piena libertà d’azione ai difensori dei diritti umani, ponendo fine a minacce, intimidazioni, arresti e condanne nei loro confronti; porre fine alla censura, soprattutto nei confronti degli utenti di Internet.

Scarica la scheda

Per maggiori informazioni: pechino2008@amnesty.it

martedì 18 dicembre 2007

Le morti “bianche”...

Scritto da Yushin M. Marassi in Generali

Ho deciso di pubblicare un’amara riflessione sulle condizioni di lavoro in Italia. È una visuale “dal di dentro”: l’autore è stato per molti anni impegnato come dirigente nel settore prevenzione e sicurezza sul lavoro.

I Giorni del Cordoglio

Vi piacciono le storie a lieto fine? Be’, oggi non è la vostra giornata: quella che vi voglio raccontare è la storia dei morti sul lavoro in Italia. Un storiaccia a cui molti contribuiscono. Anche solo non volendo sapere nulla.
Questa volta provate a metterci un poco di pazienza, e di attenzione: mille morti all’anno meritano due pagine di attenzione.

Quando entrarono in vigore, in Italia negli anni ‘90, i due decreti legislativi che recepivano – con grave e doloso ritardo – numerose Direttive Europee in materia di igiene e sicurezza sul lavoro, la classe imprenditoriale insorse immediatamente con grida di allarme, protestando contro le nuove norme vessatorie, repressive e persecutorie: “Inapplicabili! Così, tutto insieme e su due piedi!…”

Peccato che artatamente omettessero un piccolo particolare: i due decreti - il D. Lgs 626 e qualche anno dopo il 494 specifico per l’edilizia – di ‘nuovo’ portavano solamente una definizione del quadro organizzativo aziendale in materia di sicurezza e l’identificazione di alcuni soggetti responsabili per i vari settori.

Sì, è vero: c’era anche qualche piccolo aggiornamento delle norme ‘tecniche’ in vigore nel nostro Paese; mai aggiornate da quasi 40 anni! Infatti il DPR 303 (riguardante l’igiene del lavoro) è datato 1956 ed il DPR 547 (norme per la prevenzione infortuni) è del 1955. Per 40 anni praticamente ignorati, dunque!
Non sono certo mancate, nel tempo, le ‘fotografie’ della situazione in materia di sicurezza: basta dare una occhiata alla relazione Smuraglia del 22.7.97, (per chi volesse saperne di più: Relazione Smuraglia). Non temete, non è cambiato granché da allora.

Gli organi preposti al controllo sono, nel nostro Paese, una miriade: dalle Procure all’Ispettorato del Lavoro, dalle Regioni ai Comuni, dai Carabinieri ai Comitato Paritetici alle ASL e chissà quanti altri che ora non mi affiorano alla mente.
Già, la Sanità.

E’ titolare di buona parte di queste funzioni, ma certamente ne farebbe volentieri a meno: pensate, avere al proprio soldo degli ispettori che possono in qualunque momento anche indagare e vigilare su di te o sui tuoi amici imprenditori e politici dei quali magari tu stesso sei un consulente lautamente pagato. Che smacco! E quindi, giù di fantasia per governare (nel lessico di ‘sinistra’) o controllare (nel lessico di ‘destra’) l’attività dei ‘Servizi di prevenzione nei luoghi di lavoro’.

Vale tutto:

primo, non assumere il personale (in molte Asl italiane l’organico è ancora simbolico; in una Regione ‘avanzata’ come il Piemonte gli organici sono stati assunti solo dopo anni di braccio di ferro con la Procura, grazie alla incessante azione di ‘capa-tosta’ Raffaele Guariniello);

secondo, non fornirgli mezzi e risorse;

terzo intimidirlo e, qualora non bastasse, minacciarlo e ricattarlo su money, carriera, luogo di lavoro;

quarto, incentivare economicamente e quindi privilegiare le attività di formazione, assistenza e consulenza che, anche se non compatibile con la funzione, certamente non disturba nessuno;

quinto, scegliere dirigenti politicamente controllabili (ah, gli amici degli amici!) che reggano il gioco;

sesto….Principale interesse dei managers della Sanità: avere dati statistici più o meno veritieri e indicativi da presentare agli organi politici ed ai convegni ufficiali. I cosiddetti dati ‘salvapoltrona’.

E i sindacati? Troppo occupati a usare la sicurezza come strumento di pressione per rivendicazioni salariali ed occupazionali.

Quale è, dunque, il prezzo di questo andazzo? Più o meno il 3% del Pil sono i costi socio-sanitario-assistenziali derivanti dagli infortuni (relazione Smuraglia cap II.5): non sono stimabili quelli per le malattie professionali (circa l’1,5% ?). Totale, circa il 4,5% del Pil! Vero Luca Cordero di Montezemolo?!
Ah, dimenticavo… c’è anche un costo marginale: qualche morto, qualche orfano, qualche disabile a vita…quelli della ThyssenKrupp …
Ma per questi basta versare una lacrima.

testo tratto dalla Stella del Mattino

martedì 11 dicembre 2007

IO SONO VIVO!

UNA INIZIATIVA DI AMICI DELLA TERRA E IKEA ITALIA, IN COLLABORAZIONE CON IL COMUNE DI BORDANO, PER MANTENERE IN VITA E RIPIANTARE GLI ALBERI DI NATALE RICONCILIANDO TRADIZIONE E NATURA.

“Io sono vivo” è un’iniziativa volta al recupero, al reinserimento e al mantenimento in natura degli alberi di Natale acquistati presso i negozi IKEA in Italia, stimolando la riflessione sulla sostenibilità dei nostri comportamenti e sul corretto approccio all’utilizzo delle risorse naturali. L'iniziativa si sviluppa su tre momenti:
  1. Come ogni anno presso i negozi IKEA di tutta Italia, saranno posti in vendita alberi di Natale vivi, corredati di un depliant che mira a sensibilizzare i clienti sull'albero appena acquistato con tutte le istruzioni necessarie per mantenerlo in vita e in buone condizioni.
  2. Ogni albero, infatti, dopo l'Epifania avrà la possibilità di essere riportato nei negozi IKEA, che rimborseranno ai clienti la somma pagata per il suo acquisto con un buono dello stesso valore.
  3. A partire da metà gennaio gli alberi riconsegnati e sopravvissuti alla permanenza nelle case saranno reimpiantati a Bordano (www.bordano.org) in provincia di Udine, a cura degli Amici della Terra.
Sulle montagne friulane gli alberi riportati contribuiranno ad allestire un parco nell’ambito di progetti sul territorio, promossi e seguiti dagli Amici della Terra.
Nel parco sarà realizzata una nuova “Casa delle Farfalle”, un centro naturalistico espositivo finalizzato a comunicare a ragazzi e ad adulti la complessità e la bellezza dei cicli della natura e l'importanza della conservazione delle farfalle e dei loro ambienti.
I

l progetto di Bordano, insieme alla “Butterfly Arc” di Montegrotto Terme (www.casadellefarfalle.it) e al “Parco delle farfalle” di Monteserra a Viagrande sulle falde dell’Etna (http://web.tiscali.it/parcomonteserra), costituisce una rete di centri di educazione ambientale promossi e sponsorizzati dagli Amici della Terra.

testo tratto da Ikea.it

E' un iniziativa bellissima... Ti compri l'albero, lo addobbi per Natale e ci fai le feste e se lo riporti indietro in buone condizioni ti ridanno i soldi sotto forma di buono e in più ripiantano l'albero. Questo è il vero spirito natalizio!!!

giovedì 6 dicembre 2007

Il sottobosco della "piccola" editoria

Intervista con Silvia Ognibene, autrice di "Esordienti da spennare" di Davide Pelanda - Megachip

Il titolo è significativo: “Esordienti da spennare” e si riferisce a quelle persone, giovani o meno giovani, che vogliono pubblicare un libro, un manoscritto che tengono da troppo tempo nel cassetto. E che si lanciano nella jungla dell'editoria.

Questo agile volumetto, scritto da Silvia Ognibene, giornalista free lance fiorentina, vuole mettere in guardia e “difendersi dagli editori a pagamento” come recita il sottotitolo.
In questo caso l'editore onesto è Terre di Mezzo (1 copia 12 euro) che gli ha commissionato il libro su di una «idea di Davide Musso della redazione di Terre di Mezzo editore – spiega la stessa Ognibene - che stava scrivendo un altro libro, intitolato “Voglio fare lo scrittore”, uscito proprio insieme al mio.

Cominciando le ricerche per il suo libro, Davide ha sfiorato il mondo dell'editoria a pagamento ed ha avuto l'idea di un secondo libro, dedicato a questo argomento. Dal canto mio, ho accettato subito e di buon grado la proposta perché scrivere questo libro mi ha permesso di avvicinarmi ad un mondo che non conoscevo assolutamente».

E' ovvio allora che non hai avuto difficoltà a trovare un editore che non ti facesse pagare tutta l'operazione?

Ho avuto la grande fortuna di non dovermi cercare un editore: è stato l'editore a cercare me, per commissionarmi il libro. Avevo conosciuto Davide Musso collaborando per il mensile Altreconomia. Conosceva il mio lavoro di giornalista e ha ritenuto che avessi le competenze giuste per condurre l'inchiesta dalla quale poi è nato il libro.

Il libro parte da una tua esperienza personale: hai confezionato, un po' raffazzonato, un manoscritto… e nessuno se n'è accorto. Possibile che nelle case editrici da te contattate nessuno si sia accorto che era uno scherzo? Che minimamente si siano insospettiti della tua, passami il termine, “trappola”?

“Trappola” è il termine giusto. Il punto è che gli editori a pagamento mandano in stampa di tutto, i manoscritti non li leggono nemmeno perché non fanno profitti sul mercato librario, cioè vendendo i libri ai lettori, ma si garantiscono il guadagno nelle tasche degli autori che cascano nel tranello.

Hai avuto problemi con gli editori che hai citato? Lo hanno letto? Sono arrivate delle querele?

Per il momento non ho ricevuto nessuna querela. Non so se questo dipenda dal fatto che gli editori a pagamento citati non hanno letto il libro, oppure sia dovuto al fatto che non hanno elementi per potermi querelare. Io ho fatto semplicemente il mio mestiere. Ho inviato un manoscritto, ho atteso che mi inviassero le proposte di contratto per posta, poi ho telefonato per avere spiegazioni sulle modalità di pubblicazione. E nel libro ho riportato pari pari le loro risposte.

Che cosa hai capito scrivendo questo libro?

Ho capito che quello del libro è un mercato che segue le medesime logiche di tutti gli altri e che, per questo, fare prodotti di qualità e sopravvivere alla politica del prodotto di massa (scarsa qualità per un pubblico più vasto possibile) è un mestiere difficile, arduo che va saputo fare bene. Ho capito che in Italia ci sono editori piccoli, ma onesti e seri, che si impegnano per fare ricerca, scoprire nuove voci, offrire libri di buona qualità e tenere contemporaneamente in piedi l'azienda editoriale ricercando, con sforzo, un difficile equilibrio finanziario. Ho capito che gli editori piccoli possono sopravvivere se puntano tutto sulla qualità. Ho capito che, assieme ad essi, il panorama editoriale italiano è infestato da gente senza scrupoli, che non ha interesse a pubblicare buone opere, ma solo a far quattrini nelle tasche degli sprovveduti.

Quanto è difficile per un giovane esordiente diventare uno scrittore affermato in Italia?

Esordire è difficile ma non impossibile. Oggi pubblicare è più facile che in passato, sia perché ci sono più case editrici sia perché produrre costa meno grazie all'abbattimento dei costi di stampa.

A patto che l'aspirante esordiente sia disposto ad affrontare un cammino sicuramente più faticoso che staccare un assegno. A questo proposito, Giorgio Pozzi della casa editrice Fernandel mi ha detto: “Ci sono due gradini il primo è quello della scrittura, dove sei solo con te stesso. Nessuno può togliertelo. Nessuno può dirti di non scrivere. Il secondo gradino è quello della pubblicazione, che significa dare vita ad un prodotto capace di stare sul mercato. Per far questo servono, in primo luogo, pazienza e capacità di autocritica. È fondamentale saper leggere e riconoscere la bravura altrui”. Pagare l'editore non è una buona soluzione anche perché è l'esordiente che per primo mostra di non credere a sufficienza nelle proprie capacità. E, quando poi decide di presentarsi al cospetto di un editore ‘vero', l'aver pubblicato a pagamento non è un buon biglietto da visita da esibire.

Commentando il ritornello “anche Moravia per esordire ha pagato”, Daniele di Gennaro di Minimum Fax mi ha detto: “Non esiste un ottimo libro che prima o poi non venga pubblicato. Ogni scrittore che fa un quotidiano lavoro sulla lingua ed è cosciente di valere, prima o poi, trova il modo di farsi leggere da un autore o un editor, o da un critico letterario che lo segnalerà. Moravia si sarebbe comunque affermato per il suo valore”. La scrittura, insomma, va affrontata come un mestiere.

Intraprendenza, poi, è una parola chiave per gli aspiranti scrittori: non basta saper scrivere e mettere su carta buone cose, bisogna “stare nel giro”. Conoscere e farsi conoscere. Dimenticare il mito romantico del genio nascosto che invia il manoscritto al grande editore e, improvvisamente, diventa un successo planetario. Nella vita vera, tutto questo non esiste. Infine c'è Internet, fonte inesauribile di informazioni per gli esordienti, dove si possono trovare anche alcune buone palestre per cominciare a scrivere sul serio, provare a farsi vedere e mettersi alla prova senza prosciugare il portafogli.

All'estero è più facile pubblicare un libro? Hai sentito di esperienze per esempio in Francia, in Germania o in Inghilterra?

Per quanto riguarda la narrativa, non ho avuto modo di valutare le esperienze di aspiranti autori che vivono in altri paesi europei. Posso, però, dirti qualcosa a proposito della poesia. Per la poesia è vero che non c'è mercato e quindi anche case editrici autorevoli, serie e oneste chiedono il sostegno economico agli autori per pubblicare, perché i libri di poesia non si vendono. In questo caso bisogna stare molto attenti, perché ci si può trovare davanti a un mascalzone che vuole solo spillarti soldi, oppure a persone oneste che hanno veramente a cuore la cultura e usano davvero il denaro ricevuto dagli autori per mandare avanti case editrici piccole, ma di grande professionalità e qualità, che altrimenti sarebbero destinate a chiudere. Questo accade perché in Italia manca completamente il sostegno pubblico alla cultura e in particolare alla cultura giovane, alle attività sperimentali e di ricerca. In Francia, al contrario, ci sono consistenti finanziamenti pubblici destinati a queste attività. Queste cose me le ha spiegate Goffredo Muratgia, un giovane poeta romano molto in gamba, che ha avuto la possibilità di sperimentare entrambi i paesi.

Tu vuoi essere un'aspirante scrittrice? Hai un romanzo nel cassetto?

Assolutamente no. In passato, l'idea mi è frullata nella testa più di una volta, diciamo che era un sogno di ragazzina. Ma, poi, andando avanti negli anni e conoscendomi, mi sono resa conto di non essere abbastanza capace. La scrittura creativa, in primo luogo, ti costringe a guardarti dentro, a fare in un certo senso i conti con te stesso e con i tuoi rapporti col mondo, con gli altri, a sfiorare le corde più profonde dell'esistenza. Ecco, io non ho questo coraggio. E probabilmente non lo troverò mai. Ho accettato questo mio limite, questa vigliaccheria sei vuoi, e ho messo da parte l'idea di scrivere un romanzo.

Credi nelle scuole di scrittura come quella di Alessandro Baricco, la Holden a Torino?

Non ho avuto modo di affrontare questo tema per scrivere il libro. L'idea c'era, inizialmente, ma poi ci siamo resi conto che avremmo allargato eccessivamente il campo dell'inchiesta e abbiamo lasciato stare. Quindi, non posso risponderti. Magari, però, un'inchiesta su questo argomento prima o poi ce la faccio!

Dalla tua esperienza di questo libro te la senti di dare un consiglio ad un giovane aspirante scrittore? Come conviene muoversi? Con un avvocato appresso?

In primo luogo, sarà banale quanto vuoi, si deve stare attenti a quel che si firma. Nella gran parte dei casi, infatti, l'editore non commette niente di illegale perché è l'autore a mettere la propria firma in calce ad un contratto dove c'è scritto che pagherà per vedere pubblicata la propria opera. In secondo luogo, va detto che l'editoria a pagamento prospera perché c'è chi paga per vedere il proprio nome su una copertina qualsiasi. Sono gli aspiranti scrittori la causa prima di una fenomeno odioso. Pagare per pubblicare è decisamente sconsigliato. Ma se proprio si decide di farlo, bisogna stare bene attenti a cosa si firma. Il contratto deve essere chiaro ed esaustivo soprattutto per quanto riguarda la distribuzione in libreria, perché il problema vero dell'editoria a pagamento è che i libri vengono stampati ma non vengono distribuiti. In calce al libro c'è una scheda riassuntiva, che indica i punti del contratto da controllare con attenzione assoluta se non si vuole rimanere fregati. All'avvocato, semmai, si ricorre quando ormai siamo rimasti fregati, cioè quando ci siamo resi conto che l'editore non rispetta gli impegni presi con il contratto. Ma, in linea di massima, gli editori a pagamento sono molto attenti a non inserire nei contratti clausole che possano obbligarli in qualche modo nei confronti dell'autore. Per evitare di chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati, è bene valutare bene i termini della proposta prima di firmarla.

In Italia è difficile anche affermarsi come giovane bravo giornalista. Ed è arduo anche farsi pagare il giusto previsto dal tariffario dell'Ordine dei giornalisti. E' così? Ti riesce difficile fare il tuo lavoro di free lance?

Per certi aspetti il cammino di aspirante giornalista è simile a quello di aspirante scrittore: sono percorsi lunghi, che richiedono passione, dedizione e tanta pazienza. Io non mi lamento. Vivo onestamente e decorosamente del mio lavoro, mi diverto lavorando: cosa vuoi di più? Ma arrivarci è stata dura. Il giornalismo, in Italia, soffre di condizionamenti altrove impensabili. Il punto, a mio avviso, è che non esistono editori puri (con questo intendo imprenditori che vivono grazie alla vendita di notizie) il che offre il fianco a condizionamenti e pressioni di ogni tipo, specialmente politico. In Italia chi fa informazione vive grazie alla pubblicità, che condiziona i contenuti i modo sempre più preoccupante, oppure in virtù di convenzioni con le Istituzioni sia a livello locale che centrale: è evidente che, con questo stato di cose, fare i ‘cani da guardia del potere' diventa impossibile. Da questo, che a mio avviso è il nodo centrale della questione, discendono a cascata tutti gli altri problemi: l'estrema difficoltà nell'accesso alla professione, regolato secondo criteri che troppo spesso non hanno niente a che fare con la preparazione e la competenza; un giornalismo che io talvolta definisco “all'amatriciana”, troppo disinvolto nell'uso delle fonti e più attento a non urtare la suscettibilità del CDA invece che a ricostruire i fatti; un Ordine che non si capisce bene cosa ci stia a fare: abbiamo un elenco di pubblicisti, dove figurano dentisti e macellai che scrivono a tempo perso a fianco di persone che vivono facendo il mestiere di giornalista con professionalità e competenza. In termini formali, fra queste due categorie non c'è distinzione. Credo serva una riforma radicale dell'accesso alla professione: pochi, adeguatamente preparati, dignitosamente pagati.

tratto da Megachips.com

Ho deciso di postare questa bella intervista perchè permette di comprendere le reali difficoltà che deve affrontare un giovane scrittore o giornalista di fronte al mondo dell'editoria.
Ormai sempre più pieno di libri spazzatura che però vendono (il libro di Totti, di Bongiorno o della Franzoni) che vendono perchè sono "scritti" da personaggi famosi che vogliono solo arricchirsi facilmente.

Spero che il post e/o il libro possano aiutare qualcuno nella speranza di diventare scrittore, in ogni caso in bocca al lupo...