venerdì 29 febbraio 2008

Extraordinary Rendition: un film imperdibile!!!



Arrivano le prime timide ammissioni dei governi, nonostante gli omissis e l’ opposizione del segreto di Stato, e si configurano scenari più ricchi di particolari sulla questione delle extraordinary renditions, cioè i rapimenti a scopo di interrogatorio di presunti terroristi. Una pratica che nel dopo 11 settembre la Cia ha utilizzato per un numero imprecisato di volte coinvolgendo non si capisce bene quante persone. Catturate con azioni segrete e trasportate con voli speciali in basi a disposizione dei servizi segreti Usa (nell’Europa dell’Est in Romania e Polonia e anche in nord Africa e Asia) per essere interrogati in modo "non convenzionale", cioè al di fuori delle regole internazionali che vietano la tortura.

Azioni che letteralmente significano "consegne straordinarie", una sorta di rilascio che invece nella pratica si traduce in detenzione a tempo illimitato, in luoghi sconosciuti, senza un capo d’accusa chiaro, lasciando i familiari delle vittime allo scuro di tutto. Il caso più noto in Italia è quello dell'imam egiziano Abu Omar, rapito in pieno giorno a Milano da 26 uomini della CIA nel febbraio 2003, con la probabile complicità del Sismi. La Procura di Milano ha rinviato a giudizio gli uomini Cia, l'ex direttore del Sismi Nicolò Pollari e Renato Farina, giornalista di Libero. Altre inchieste sono in corso in Germania, Svizzera, Spagna, Portogallo mentre nel febbraio del 2007 il Parlamento Europeo ha approvato la relazione di una commissione d'inchiesta che condanna i metodi Usa e la collaborazione di diversi governi europei.

Se volete avere un’idea "visiva" di cosa possa significare tutto questo, il 29 febbraio esce nelle sale Rendition, il film di Gavin Hood (regista sudafricano premio Oscar nel 2005 per Tsotsi) che, ispirandosi ad un caso reale, mostra che fine fa un ingegnere chimico di origine egiziana che stava tornando negli Usa dopo essere stato ad un convegno a Città del Capo. Dal vertice della Cia (Meryl Streep), che lo ritiene in contatto con cellule terroristiche, arriva l’ordine di rapirlo. Nel carcere del nord Africa dove viene segregato lo sottopongono a interrogatori e torture finchè pure il rappresentante dei servizi Usa (Jake Gyllenhaal), si muove a pietà. Intanto a Washington la moglie Isabella (Reese Witherspoon) tenta l’impossibile: chiedere spiegazioni alla politica. Il film è coraggioso da tanti punti di vista. Innanzitutto perché affronta un tema poco noto e indigesto al pubblico Usa. Alla presentazione per la stampa lo ha sottolineato Piera Detassis, direttrice di Ciak e responsabile della sezione Premiere della Festa di Roma, che lo ha ospitato a ottobre.

Tutta una serie di pellicole americane sono andate male negli
States, da Lions for Lambs di Redford (che invece in Italia ha fatto il record rispetto agli altri paesi) a Nella Valle di Elah mentre hanno riscosso interesse in Europa. Emblematico il caso dell’Inghilterra, dove Rendition è uscito in ottobre e ha scatenato una serie di domande al governo sulle possibili connivenze con gli Usa. Nel 2005 Tony Blair, sodale di Gorge Bush nella lotta dura al terrorismo, aveva negato ogni coinvolgimento. E invece è di giovedì la notizia della parziale ammissione del ministro degli Esteri sulla concessione in due occasioni della base inglese di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, per far rifornire aerei Cia che trasportavano prigionieri. Del resto il tema della reticenza della classe politica su queste vicende è un punto centrale. Claudio Fava, eurodeputato Ds e relatore della Commissione d’ inchiesta del Parlamente europeo sul tema, ha punto il dito: “Ho capito che le istituzioni europee non hanno intenzione di trovare la verità. L’imbarazzo dei governi è palese, compresi gli ultimi due in Italia, che non potevano non sapere: le procedure Cia impongono che per un’operazione come quella di Abu Omar ci sia il lasciapassare del primo Ministro. Come minimo”. Quanto ai numeri e ai metodi, l’esponente Ds ricorda che “sono stati censiti 1341 voli di compagnie fantasma intestate a caselle postali di posti sperduti e tutti riconducibili alla Cia. Sul sito dell’Europarlamento si trova la lista delle sigle”.

Nessuna guardia di frontiera ha mai chiesto spiegazioni su questi aerei. Esistono poi situazioni paradossali: “Abbiamo testimonianze di un caso in cui da un piccolo aereo giorni utilizzato per una rendition, in sosta per due giorni, chiesero 60 kili di ghiaccio secco. Ora: per le bevande di un intero Boeing ne sarebbero bastati 20”. Quanto ai catturati e rilasciati, si conoscono solo 19 casi, i più eclatanti perché erano coinvolti cittadini residenti in Europa “tutti scarcerati perché le prove erano inesistenti”. Anche perché pratica comune, specie in paesi del nord Africa, era di “vendere per migliaia di dollari nomi di persone rivelatesi estranee”. Comunque il 12 marzo riprenderà il processo sul caso Abu Omar. Voce autorevole in questo senso quella del , anche lui impressionato dalla ricostruzione del film. Quanto al procedimento, bloccato perché il governo in carica ha opposto il segreto di Stato (deve pronunciarsi la Corte Costituzionale sull’eventuale conflitto di attribuzioni), fa un appello: ”Se più volte Prodi ha dichiarato che sul caso sarà tolto il segreto di Stato, agisca di conseguenza e lasci celebrare il processo”.

Il procuratore ha sottolineato che la forza delle democrazie si misura quando “per rispettare le regole si opera con una mano dietro la schiena” e rivendica per il nostro paese “il primato di condannati per terrorismo internazionale”. Significa che data estrema importanza alle prove e agli indizi di colpevolezza. Anche perché gli stessi addetti ai lavori hanno più volte sottolineato “l’inutilità della tortura per ottenere informazioni o comunque risultati scarsi in questo senso”.
Quest’ultima questione è una di quelle avanzate anche da Giusy D’Alcanzo, ricercatrice per Amnesty International, che sostiene l’uscita del film e che ha prodotto lavoro utilissimo anche per la Commissione d’inchiesta europea. I suoi dossier hanno permesso di fare luce su decine di casi, documentandoli e portandoli all’attenzione dell’opinione pubblica. Uno sforzo parallelo dovrebbe fare il mondo dell’informazione, che spesso è stata reticente su questi casi. Servirebbero anche più dirigenti dei servizi segreti che si facciano prendere da “crisi di coscienza”, come accade a Jake Gyllenhall nel film: fa fuggire il detenuto e poi chiama il Washington Post.

Testo tratto da Unità.it

3 commenti:

Pino Amoruso ha detto...

Passo per un saluto...
Buona domenica ;-)

domenico letizia ha detto...

bell'articolo.........

Taz ha detto...

Grazie!!